Clara si muove per mestiere, e questo cambia il modo di fotografarla.
Quasi tutte le persone che arrivano davanti alla macchina fotografica non sanno dove mettere le mani. È la difficoltà più comune, e si risolve con il tempo e con qualche indicazione. Con Clara il problema era opposto: il suo corpo sapeva già muoversi, e il rischio era che uscissero fotografie di una danzatrice invece che fotografie di lei.
Abbiamo lavorato su un muro di cemento grezzo, con pochissimo altro: camicia nera, calzini neri, luce laterale dura. Niente fondali, niente scenografia. Quando qualcuno occupa lo spazio con quella sicurezza, tutto il resto è rumore.
Il trucco grafico sul viso — i segni intorno all’occhio, il rosso pieno sulle labbra — è nato in corso d’opera. È una delle cose che succedono quando ci si dà mezza giornata invece di un’ora: c’è margine per provare qualcosa che non era in programma e tenerlo solo se funziona.
Le fotografie a figura intera sono quelle in cui si riconosce la sua storia. Ma quella che tengo è l’ultima: primo piano, occhi bassi, la mano vicino al viso, nessuna posa in corso. È il momento fra un movimento e l’altro, quando la persona torna a essere se stessa per due secondi.
Un ritratto riuscito è quasi sempre in quei due secondi.
Se ti stai chiedendo quanto costa un book fotografico a Milano, il prezzo è scritto: 600 euro, tutto compreso. Oppure guarda come funziona una seduta e che fine fanno le tue fotografie.