Mezza giornata seguendo la luce di una finestra, invece di costruirla. Nessun flash, nessun fondale.
Questa galleria è fatta quasi tutta con la luce di una finestra e di una porta aperta.
Lucia mi aveva chiesto qualcosa di semplice, e semplice non voleva dire povero: voleva dire senza apparato. Ci siamo spostati in una casa vecchia, con i pavimenti scuri e una porta ad arco che dà sul verde, e abbiamo seguito la luce per mezza giornata invece di costruirla.
Lavorare così ha un costo: si ha meno controllo, la luce cambia mentre stai fotografando e certe stanze diventano inutilizzabili nel giro di un’ora. Ma ha un vantaggio che vale il fastidio — nessuno si sente su un set. Non ci sono flash che scattano, non c’è un assistente che sposta un pannello. C’è una persona in una stanza, vestita come si veste lei, e una finestra.
La fotografia sulla porta è quella in cui la penombra del corridoio fa quasi tutto il lavoro: si vede la figura in controluce e poco altro. Quella con l’abito nero lungo è l’opposto, tutta sui volumi e sul movimento dei capelli.
Sono le due direzioni fra cui si sceglie in ogni ritratto: mostrare o suggerire. Nella stessa mezza giornata si possono fare tutte e due, e poi si decide con calma guardando la galleria.
Se ti spaventa l’idea dello studio, dei fondali e delle luci puntate, questo è il modo di lavorare che fa per te.
Se ti stai chiedendo quanto costa un book fotografico a Milano, il prezzo è scritto: 600 euro, tutto compreso. Oppure guarda come funziona una seduta e che fine fanno le tue fotografie.
L’arte di svelare l’invisibile. Luce e ombra si incontrano per raccontare ciò che le parole non possono dire.
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